Asthipalaya

Ogni isola ha una sua personalità, energia che si manifesta in modi diversi.

Karpathos “dove gli Dei e gli Elementi intrecciano un dialogo continuo sotto lo sguardo di Eolo”. Kassos “dove il verbo amare si coniuga in una perfetta grammatica amorosa”; Symi “l’elegante signora dai veli colorati”; Asthipalaya “la farfalla dell’Egeo”.

È proprio una farfatta quest’isola, le due ali sono collegate da uno stretto istmo largo solo 100 metri, un’ala è bianca e l’altra verde ocra, gli occhi sono blu.

Situata come un ponte fra le Cicladi e il Dodecanneso, sembra sempre sul punto di spiaccare il volo. Il mito racconta che Europa e Asthipalaya erano sorelle, figlie di Finice e Perimede.

Il mito dell’avventura della famosa sorella offuscava la bella Asthipalaya. Ma la sua bellezza e la rivalità fra Poseidone e Il fratello Zeus fece in modo che il Dio del mare la rapisse, così come Zeus aveva fatto con Europa, per portarla nell’isola a cui ha dato il suo nome. Dall’unione con Poseidone nacquero due figli: Euriplio diventato re di Kos e Anceo, uno degli Argonauti. Ecco svelata l’identità della farfalla.

La stagione turistica è terminata, le taverne e i negozi stanno chiudendo, resiste quello che vende i magneti, ben attaccati come se volessero tenere ancora un po’ i turisti. I vicoli bianchi sono frequentati dai gatti, le voci sono quelle dei pescatori e dei frequentatori delle poche taverne locali.

Ma non c’è aria di abbandono,l’isola recupera la sua identità. Nelle case si potano le Bougainville, anche loro stanche di essere fotografate lasciano cadere i petali rosa, piccole farfalle damigelle d’onore della grande signora.

Nel piccolo porto le barche a vele lasciano il posto a quelle dei pescatori e i gatti aspettano il loro turno per mangiare il pesce, senza faticare. Ovunque si giri lo sguardo sono i resti del grande castello veneziano a dominare la scena.

Dopo lo scioglimento dello stato bizantino nel 1200 il fondatore veneziano Marco Sanudo diede Asthipalaya all’aristocratico veneziano Giovanni Quirini, la cui famiglia rimase padrona dell’isola per 300 anni. Attorno al castello c’erano le piccole case dei pescatori e ancora adesso si possono vedere i resti, fra archi e finestre, balconi di legno sospesi nel vuoto, a raccontare le loro storie. E a far compagnia al castello i sette mulini perfettamente conservati e uno intelligentemente trasformato in libreria.

Il bianco delle case non ferisce gli occhi con la luce abbagliante, ma trasforma il tutto in un’atmosfera sospesa nel tempo.

Mariarosa Genitrini

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