La Fisica dell’Inconscio

L’inconscio comprende tutta quella attività psichica (ad es. immagini, emozioni, modelli di comportamento) che è alla base dell’agire umano, ma di cui non si ha consapevolezza. Ma c’è di più. Esisterebbe anche un inconscio collettivo, come teorizzato e dimostrato da C.G. Jung: l’inconscio collettivo è costituito dall’insieme delle tracce dell’attività psichica dell’umanità, fin dai primordi, che si manifestano, attraverso gli archetipi, ad esempio nei miti, leggende, nelle creazioni artistiche, nei sogni. Gli archetipi sono come dei “contenitori vuoti” che, di volta in volta, si riempiono dei contenuti dei vissuti e delle esperienze.

Quali sono le sue «leggi» o quanto meno le caratteristiche salienti dell’Inconscio?

L’Inconscio ci appare oscuro, profondo, con diversi livelli… o portali verso la nostra parte cosciente. È istantaneo, intuitivo… (basti pensare al lampo di genio). Funziona in modo «analogico», non segue la logica della mente cosciente. Come diceva C.G. Jung, nell’Inconscio gli opposti (ad es. bene e male, bello e brutto) tendono a congiungersi. Nell’Inconscio tutto accade senza i vincoli dello spazio e del tempo lineare (passato-presente-futuro). Addirittura, la causa può precedere l’effetto: basti pensare ai meravigliosi versi “Vergine madre figlia del tuo figlio… di Dante nella Divina Commedia (Canto XXXIII del Paradiso). L’Inconscio registra tutto ed ha una memoria «ancestrale». Usa il linguaggio delle “immagini”.

Questo ci lascia intendere una cosa importante: che ci siamo delle forti similitudini delle caratteristiche salienti dell’Inconscio con i postulati e le leggi della Fisica Quantistica. In effetti W. Pauli (Premio Nobel per la Fisica) sosteneva: «il processo di comprensione della Natura è guidato da corrispondenze e sovrapposizioni fra immagini interne preesistenti nella psiche umana e la realtà del mondo esterno».

Come dire che le «immagini interne» dello Scienziato ne dirigono l’attenzione e lo influenzano nella lettura dei dati esperienziali. Ma queste immagini interne altro non sono che gli archetipi dell‘inconscio collettivo, i principi ordinatori che si riempiono di esperienze.

Ecco perché dunque ci piace parlare di Fisica Quantistica: …perché fa risuonare in noi delle corde profonde, degli archetipi, anche senza capire appieno, almeno tecnicamente, di che si parla…

In fondo, i grandi saggi e filosofi del passato sono giunti a visioni della Natura molto simili a quelle della Fisica Quantistica… senza bisogno di metodi scientifici, attraverso l’inconscio collettivo.

Pensate al genio matematico di S. Ramanujan (1887-1920): di umili origini, autodidatta, senza una formazione scolastica e universitaria, era dotato un’incredibile abilità creativa nel campo matematico. S. Ramanujan dichiarava che era la Dea Namagiri a suggerirgli teoremi e formule matematiche, che lui stesso non conosceva. L’impatto di S. Ramanujan sullo sviluppo della matematica e della fisica anche dei nostri giorni (ad es. la Teoria delle Stringhe) fu enorme. Oppure pensate a come Friedrich August Kakulè ideò la struttura del benzene: fu il sogno di un serpente.

La Fisica Quantistica è pur sempre un risultato della Mente umana che osserva e misura la Natura con i sensi (e quindi con strumenti di misura) e la spiega attraverso gli archetipi dell’inconscio collettivo.

La prossima grande sfida della Mente sarà allora girare la prospettiva: non cercare tanto di spiegare il comportamento della Mente (conscia ed inconscia) con la Fisica Quantistica, ma piuttosto capire come la Mente ha sviluppato teorie geniali come la Relatività o la Fisica Quantistica, a partire dai suoi archetipi più profondi osservando la realtà di tutti i giorni. Quel giorno riscopriremo il nostro vero ruolo nella Natura.

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