La Reinvenzione della Realtà

La dissonanza cognitiva collettiva come Cavallo di Troia per conquistare la mente planetaria

C’è gente che ha fatto della reinvenzione della realtà la propria specialità. Se gli chiedete “che lavoro fai?” ti diranno che sono consulenti, free lance consultants, specialisti di tecniche di comunicazione aziendale, spin doctors. Alcuni tra loro hanno portato questa professione ad un livello tale da poter essere considerata un’autentica arte.

In origine c’era la pubblicità. Veniva definita “l’anima del commercio”, quando in realtà è esattamente il contrario: il commercio dell’anima. I “creativi” prostituiscono la propria creatività, brillantezza, arguzia, in cambio di un piatto di lenticchie, per convincere milioni di persone a comprare un detersivo o uno shampoo invece di un altro, a disfarsi del loro vecchio rasoio da barba per passare al rasoio elettrico, a desiderare qualunque cosa – pur non avendone alcun bisogno – perché è uno status symbol: comunica istantaneamente a tutti quanto sei figo, trendy – e ricco.

Every need’s got a ego to feed”, cantava il grande Bob Marley in Pimper’s Paradiseogni bisogno ha un ego da nutrire. È esattamente così: tu non hai quel bisogno, non lo hai mai avuto, ma la persuasione occulta lavora ai fianchi il tuo inconscio e lo convince che il tuo ego si sentirà molto meglio quando avràquell’oscuro oggetto del desiderio e potrà esibirlo.

L’ego nasce dall’illusione della separazione; rifugge dal collettivo e rifulge nell’individuale. Rafforzare quell’illusione, soprattutto a livello inconscio, è un prerequisito fondamentale per la reinvenzione della realtà. Divide et impera non è solo una formula di successo a livello politico/sociale/militare; la sua efficacia è evidente anche a livello mentale, individuale, personale. Oggi è COVID ET IMPERA.

Edward Bernays, capostipite della persuasione occulta made in USA, era nipote di Freud. Le più importanti aziende statunitensi si avvalsero dei suoi servigi e della sua consulenza, grazie ai quali raggiunsero posizioni di assoluto dominio nei propri settori – posizioni che detengono ancora oggi. In principio erano i singoli fotogrammi della Coca Cola durante il film, che inducevano lo spettatore a berne durante l’intervallo, o gli ultrasuoni inseriti nei break pubblicitari televisivi di cibo per animali: impercettibili per l’orecchio umano, facevano correre cani e gatti di casa davanti alla TV, convincendo il padrone della loro preferenza per quelle porcherie.

I suoi eredi sono gli ineffabili ed invisibili spin doctors, che di mestiere fanno gli strateghi della comunicazione delle star musicali o cinematografiche, o dei politici; non importa cosa si deve vendere, quello che conta è la tecnica di persuasione.

Tendiamo a credere che queste tecniche siano qualcosa che si è sviluppato recentemente, al massimo da pochi decenni. Siamo in errore. I potenti di tutte le epoche si sono avvalsi del know-how dei persuasori occulti. Una volta che hai raggiunto il potere – non importa se in politica o sul mercato o nello spettacolo – c’è una sola cosa che potrà interessarti: il controllo. Come fare a mantenere quel potere. E chi sa come si fa può ragionevolmente contendere alle prostitute il primato di fare il mestiere più vecchio del mondo.

L’imperatore indiano Ashoka, ansioso di mantenere l’unità dell’impero ereditato da suo nonno, condusse una guerra contro il popolo Kalinga del sud dell’India, che resisteva orgogliosamente. La resistenza fu travolta in un’ultima battaglia campale in cui, secondo le fonti dell’epoca, trovarono la morte più di 100.000 guerrieri. Sconvolto dall’orrore di quel massacro, Ashoka si convertì al Buddhismo, rinunciò alla violenza e decise di “rinunciare all’idea di cercare di integrare le persone ribelli, dichiarando che l’unica vera conquista era quella di guadagnare i cuori degli uomini attraverso l’osservanza delle leggi”.

Si impegnò in questa missione e cercò di impedire ai suoi simili di mettere la propria intelligenza al servizio del male, soprattutto per quello che riguardava la guerra. Allora convocò nove delle menti più brillanti dell’India di quel tempo, che formarono una società segreta nota col nome di i Nove Sconosciuti. Per ragioni di sicurezza, l’identità di questi uomini non fu mai resa pubblica.

L’organizzazione riunì tutte le conoscenze scientifiche possibili, da scienze naturali a psicologia, fino alla composizione della materia. Fu permesso solo ai nove uomini di studiare e sviluppare le teorie scientifiche e la tecnologia. Per svolgere meglio questo compito di enormi proporzioni, ognuno dei nove uomini fu incaricato di tenere un libro in particolare che egli avrebbe dovuto aggiornare, rivedere e in ultima istanza perfezionarne la conoscenza.

Quando, per qualunque ragione, uno dei nove non poteva portare a termine il suo compito, l’incarico passava a un nuovo eletto. Il numero dei membri della società è stato sempre di nove. E stiamo parlando del 226 a.C.; si suppone quindi che la società dei Nove Sconosciuti esista da oltre 2000 anni.

Nel 1923 Talbot Mundy, uno scrittore inglese, pubblicò un libro dal titolo The Nine Unknown Men che conteneva una lista dei nove libri. Oltre a Fisiologia, Microbiologia, Alchimia, Gravità, Cosmogonia, Luce, c’erano Comunicazione, Sociologia e… PROPAGANDA. Quest’ultimo, che trattava anche di guerra psicologica, era ritenuto il più importante e più segreto in quanto, secondo l’autore,

la più pericolosa di tutte le scienze è quella di manipolare l’opinione delle masse poiché permetterebbe a qualsiasi persona di governare il mondo intero.”

Ma si può risalire ancora più indietro: il mio maestro, l’impareggiabile José Argüelles, ha scritto che la prima reinvenzione della realtà – dunque aver fatto diventare reale qualcosa che non lo era – è stata l’introduzione del denaro. Nato come astrazione materializzata, misura del valore, è divenuto ben presto valore in sé, al punto che oggi, più che desiderare questo o quel giocattolo, più di ogni altra cosa desideriamo il denaro; come diceva Pino Daniele: “compri quello che ti pare… tanto è facile pagare, con un leasing o una cambiale…”.

E qui parliamo di Babilonia, più di 5.000 anni fa. Argüelles Diceva che è cominciato tutto lì: il conio delle prime monete; il primo codice legale (di Hammurabi) e la costruzione delle prime “case di pena” per chi a quelle norme contravveniva; il primo esercito professionista regolare; le prime tasse; la costruzione di edifici speciali in cui dovevano andare a stare le donne durante il loro ciclo mestruale (introducendo così il concetto della loro “impurità”), l’usurpazione del potere femminile da parte dei falsi sacerdoti eunuchi; la divisione del giorno in 24 ore di 60 minuti di 60 secondi; la lotteria (il sogno illusorio e ipnotico di sfuggire alla miseria o alla penuria grazie al bacio della “Dea bendata” – oggi è il gratta e vinci), ecc.

Babilonia è ancora qui. Qui e ora. La città è Babilonia. Ogni città lo è. La costruzione della Torre di Babele non si è mai fermata, e la distruzione delle Torri Gemelle – di cui oggi, a 20 anni di distanza, possiamo vedere più chiaramente gli effetti – è l’immagine-simbolo del crollo di Babilonia. Nei testi di Bob Marley e di tutti i musicisti reggae è un mantra ricorrente: Babylon is falling… Babilonia sta crollando.

E la confusione (delle lingue parlate) associata alla costruzione della Torre di Babele è anch’essa ancora qui; assume l’aspetto della dissonanza cognitiva. Quando cioè tutt’a un tratto succede qualcosa che ti rivela come tutto ciò che tu hai creduto fermamente per tutta la vita… è falso. Non è vero. È un trucco, una truffa, una menzogna che fa crollare le tue certezze.

Qualcuno si azzarda a guardarla in faccia, a riconoscerla come tale, una menzogna che demolisce impietosamente le tue convinzioni – dalla fedeltà di tua moglie/tuo marito alla “neutralità della scienza”, dalla sacralità della Santa Romana Chiesa, Cattolica e Apostolica all’interpretazione della traduzione dei testi sacri, al modo in cui la tua banca investe i tuoi soldi… Ma sono ben pochi quelli che riescono ad intravedere – dopo aver squarciato il Velo di Maya – le realtà della dissonanza cognitiva collettiva, moderna, globalizzata, ubiqua, che ci coinvolge a livello planetario. Come quando spunta la “nuova normalità”: un paradosso in termini, un ossimoro perfetto – che tutti sembrano accettare docilmente, senza fiatare.

Sappiamo un mucchio di cose inutili, ma ignoriamo un sacco di cose che ci riguardano, e che facciamo fatica a credere perché la mente fa resistenza ad accettarle – è la dissonanza cognitiva in azione. Sappiamo cos’è lo spread, il lockdown; sappiamo cosa sono le fake news, cos’è una MILF… Però non abbiamo mai sentito parlare del Tachistoscopio, del Cerephone, del Silent Sound Spread Spectrum

(SSSS). Facciano le nostre ricerche in rete con Google, ne usiamo la funzione di ricerca vocale, abbiamo una casella di posta elettronica Gmail, ma ignoriamo che Google è uno dei maggiori successi della CIA. “Nessuno ti conosce come Google” è il titolo di un interessante articolo che potrete leggere su internet.

La conoscenza (o la verità) vi renderà liberi”. Bellissimo, certo; ma sembra che ci sia chi si adopera con ogni mezzo possibile per nasconderla, la conoscenza – e la verità. Abbiamo preso a calci l’utopia, per poi ritrovarci a vivere nella peggior distopia possibile – senza che la stragrande maggioranza della gente se ne renda conto. E come dicevano i nostri nonni, “Cosa fatta, capo ha”: se una cosa è andata in un determinato modo, c’è caso che qualcuno si sia impegnato per farla andare proprio in quel modo. Possiamo chiamarli con nomi diversi, ma stiamo parlando sempre di loro, delle élites.

Timothy Leary, guru della controcultura underground nella California libertaria degli anni ’60, profeta dell’LSD, divenne famoso in quegli anni per una sua frase: “Il messaggio è: allargare l’area della coscienza”. Nella sua ultima intervista, quando gli fu rivolta la stessa domanda riferita ad oggi, cioè qual è il messaggio oggi, rispose: “Il messaggio è: il messaggio cambia continuamente”. La tecnica del buddhismo zen di dissimulare le più grandi verità sotto forma di calembour doveva essergli ben nota…

Con le certezze che crollano, con il messaggio che cambia continuamente, con l’accelerazione che è dappertutto (state dando un’occhiata alle oscillazioni senza precedenti dei picchi massimi dei valori della Risonanza di Schumann, il battito del cuore della Grande Madre Terra?), con la scuola che come la ricordiamo noi non esiste più, trasformata in un riformatorio; con la minaccia dell’olocausto nucleare incombente, con la cospirazione millenaria volta a nascondere la conoscenza e la verità; con i tuoi migliori amici che ti scansano perché non indossi la mascherina, con i tuoi dispositivi elettronici che ti spiano, ti registrano, ti filmano – e non puoi più neanche spegnerli – è naturale provare la sensazione di navigare a vista in un mare tempestoso, di aver perso la bussola; una sensazione di impotenza di fronte all’eclissi del buon senso, al sonno della ragione e ai mostri che notoriamente produce.

È precisamente quello che ci si può aspettare in una fase di transizione. È terminato un lungo, lunghissimo ciclo, e ne è iniziato un altro. È cambiata la frequenza pulsata dal centro della Galassia (Hunab Ku per i Maya), che ha preso il posto della frequenza precedente. E la frequenza determina la forma (se la cosa non ti è chiara, guarda su YouTube i video di cimatica cymatics). Dunque, se è cambiata la frequenza, deve cambiare anche la forma. Tutte le forme. Le forme economiche, istituzionali, sociali, relazionali. Le forme che ci siamo dati durante questo ciclo che si è concluso nel 2012 non sono più appropriate al nuovo ciclo. Dobbiamo distaccarcene, liberarcene e cominciare a vivere le nuove forme appropriate alla nuova frequenza.

Se ti chiedi qual è la differenza tra te e tutti i contagiati dal PECORONAvirus, la risposta dovrebbe esserti chiara: è la CONSAPEVOLEZZA. Ce ne hai messo di tempo, di impegno, di determinazione, di resilienza, di studio, di riflessione, di meditazione, di tecniche di decondizionamento, per arrivare dove sei, al livello di consapevolezza

al quale ti trovi. Quello è il tuo tesoro, la tua bussola, il faro che ti guida nella nebbia e sul quale devi fare affidamento fin quando il nuovo ciclo non avrà consolidato i suoi nuovi standard.

Adda passà a nuttata” non è solo una vaga speranza, con cui liberarsi delle proprie responsabilità e affidarsi al destino; è la certezza che stiamo vivendo una trasformazione epocale, e che quello che dobbiamo fare è mantenerci saldi, non perdere il nostro centro, fare tesoro di tutti gli insegnamenti ricevuti quando non potevamo neanche immaginare quello che ci tocca vivere oggi.

Abbiamo scelto di essere qui. Ora. Questo è il nostro Giorno del Giudizio. Finora potevi dire che non ne eri consapevole; ora non puoi più. Non lasciarti sopraffare dallo sconforto: quello è il fine dichiarato dell’induzione della dissonanza cognitiva collettiva. Rimboccati le maniche e cammina sulle tue parole. Prendi nelle mani il tuo potere di co-creatore e sogna il sogno più alto. Insieme, lo faremo vivere e riprenderemo il comando della Nave del Tempo Terra.

In Lak’ech (io sono un altro te stesso)

Antonio Giacchetti

Cisternino (BR), ottobre 2020