Madre (il patto dell’anima)

“Quando un figlio non arriva, significa magari che c’è un bimbo da adottare”

“La vera madre non è chi semplicemente mette al mondo un figlio: è chi lo accudisce, chi lo protegge, chi gli sta vicino; pertanto non importa se riesce o meno a generare un figlio biologico, ma importa se ama e protegge le persone che le stanno vicino. 

Se un giorno deciderai di adottare un bambino, ecco che avrai espletato il tuo ruolo di madre,  se non biologico, emotivo.”

Quante donne si sentono inadeguate quando non riescono, nonostante molteplici tentativi, a generare un figlio!  Spesso  questa diventa per loro una vera e propria sofferenza che si rinnova di mese in mese con grande delusione e sofferenza, come se pensassero di non essere veramente donne, solo perché non riescono a diventare madri.

Si dice  che quando l’anima decide di incarnarsi, il suo piano di vita sia sempre assolutamente perfetto ed ispirato all’amore ed alla consapevolezza, nel percorso di riconoscimento della propria divinità interiore e che quindi  Dio non vada mai cercato all’esterno, ma dentro di noi, inconsapevoli parcelle divine.

Molto probabilmente il percorso terreno scelto da queste anime, non aveva semplicemente previsto per loro, il ruolo di diventare  madri  e queste donne , quando si ritrovano nel mondo terreno, ovviamente senza alcuna memoria delle scelte della propria anima, soffrono e si disperano per non riuscire a procreare; questo senza nemmeno immaginare cosa significhi, di fatto, essere madre e gestire tale ruolo nell’ambito di una famiglia, magari con più figli con  notti insonni, figli e marito da  accudire assumendosi il rischio di dimenticare il loro essere, prima donne che madri.

Molte coppie si separano, imputandosi reciproche responsabilità, come se il vero amore di coppia si dovesse esclusivamente  ridurre alla  costituzione di una famiglia con pargoli.

Molto probabilmente, nel progetto di amore previsto prima di entrare nel mondo duale, queste anime avevano ipotizzato percorsi magari incompatibili con la gestione  e la crescita di un figlio, come quello di fare volontariato in Paesi del terzo mondo o professioni completamente dedicate al prossimo in modo esclusivo e quindi incompatibili con il ruolo della gestione di una famiglia.

La scelta di non avere figli spesso può anche risultare, più che una reminiscenza inconscia  della scelta della propria anima, come una decisione cosciente e volontaria, che la donna prende per varie  ragioni come la mancanza di un padre adeguato e responsabile, piuttosto che la visione di un futuro incerto che si prospetta per il figlio: ovviamente in tal caso tale scelta non crea senso di inadeguatezza e sofferenza, ma al contrario si rafforza nella sua validità, nella scoperta di quanto possa essere fonte di arricchimento interiore il dedicare la propria vita al prossimo, magari occupandosi di centinaia di “figli” che hanno bisogno.

In buona sostanza la “vera” madre è fondamentalmente  una donna che si fa espressione di puro amore, protezione ed accudimento del prossimo, chiunque esso sia e non quella che biologicamente partorisce un figlio per poi, senza arrivare ad  abbandonarlo,  non amarlo profondamente  come l’oggetto sacro del miracolo divino della procreazione del quale è stata protagonista.

CLAUDIO  MANERI

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