Un miliardo di Dollari in meno, sull’anno scorso: “Marquee week” debole per le Aste d’Arte newyorkesi 2023

Un miliardo di Dollari in meno, sull’anno scorso: “Marquee week” debole per le Aste d’Arte newyorkesi 2023

140 milioni per il record d’asta (atteso, secondo più alto della Storia per il Maestro spagnolo, nell’immagine sotto) di Picasso nella prima sessione newyorkese della vendita della Collezione Fisher-Landau da Sotheby’s. Il totale di oltre 400 milioni (che si sono leggermente incrementati ovviamente con la seconda, sessione) tracciano l’immagine di un’asta, tuttavia, in “chiaroscuro”, con tutti i lotti aggiudicati in quanto tutti garantiti sul prezzo ma con delle aggiudicazioni di top lots a prezzi sacrificati financo alla metà del prezzo minimo, come accaduto su un monumentale Rothko (22 milioni) e su un importante Rauschenberg. Bene l’iconico “Flags” Jasper Johns a 41 milioni, Ed Ruscha, poco sotto i 40 milioni e Agner Martin (che sfiora i 20 milioni con “Gray stone II”), ‘debolucci’, tra gli altri, Mondrian, Kline e Tansey.

Le terze parti garanti tornano in ogni modo dalla super-asta newyorkese della Collezione Fisher Landau con un mucchio di opere, pagate grandi cifre, sotto il braccio da portarsi a casa. Chissà se le commissioni di garanzia che hanno incassato si riveleranno sufficienti a assicurare loro un prezzo di carico “scontato” allineato alle quotazioni di un’eventuale rivendita? Domanda banale con risposta altrettanto banale: no.

Dopo la deludente Sessione di Arte del 21mo Secolo (sotto le stime minime preventivate), Christie’s si tira un po’ su con quella di Arte del 20mo Secolo, col 97% dei lotti aggiudicati sul 105% del valore preventivato di incasso minimo. Grazie i top lots Monet con le sue ninfee (74 milioni), di Bacon (52 Milioni), di Diebenkorn (46 milioni), di Gorky (23 milioni), della Mitchell (29 milioni), di Magritte (34 milioni), di Rothko (44 milioni), di Picasso (42 milioni), di Cezanne (oltre 50 milioni su tre lotti) e del compianto Fernando Botero (oltre 5 milioni, record per l’Artista), Jussy Pylkkanen alla sua ultima asta per la Maison di François Pinault ha potuto, assieme a Tobias Mayer, “assemblare” ai 100 milioni della sopra citata Serata del 21mo Secolo, altri 650 milioni: cifre rilevanti ma distanti anni luce dai fatturati di anni precedenti, a conferma di un’incertezza ormai evidente del Mercato dell’Arte globale.

Sempre in America, nel frattempo, facendo un salto nell’ambito auto da collezione (nella fattispecie un’opera d’arte come deciso dal Tribunale di Milano) da RM Sotheby’s, finisce sotto le stime l’aggiudicazione della Ferrari 250 Gto carrozzata Scaglietti che aveva corso al Nürburgring nel 1962 e a Le Mans con Lorenzo Bandini. Quando quasi 52 milioni gi Dollari possono parere pochi…chissà… .

Dopo sette anni un’opera di Emilio Vedova torna dal canto suo in asta da Phillips e New York e lo fa col botto: 700 mila Dollari per un lavoro del 1956 in una Sessione serale duplice, il 14 Novembre, da 150 milioni totali di incasso (la seconda di sempre per la Maison del gruppo del Lusso russo Mercury) con in pole position la Triton Collection: risultati eccellenti per Richter (34 milioni per un’opera monumentale del 1987), Leger (17 milioni per un’opera del 1912-13), Picasso (14 milioni per un “cubismo” del 1914-18). Record del Mondo con 2 milioni per Jadé Fadojutimi, con “Quirk my mannerism”, del 2021.

Sconfortante, invece, il risultato la Sessione diurna newyorkese nella stessa data di Sotheby’s: soli 62 milioni di incasso nonostante i grandi nomi a una sotto-sessione di Latin American Sale (nelle Day sales – ma invero, ormai, anche nelle Evening sales – le garanzie di terze parti e della stessa Casa d’aste latitano e le conseguenze negative si vedono) che non hanno evitato numerosissimi invenduti anche di grandi nomi, come Balthus, Newman, Dalì e Mirò.

Discrete performances, ma sempre sui minimi di stima per evergreen come Chagall, Picasso e Magritte.

Un cenno per l’asta mattutina newyorkese successiva di Phillips del 15 Novembre: non è apparsa particolarmente brillante (come abbiamo già accennato altrove, nelle Day sales le terze parti, o le stesse case d’asta, in funzioni di “garanti” latitano sempre – invero negli ultimi tempi anche nelle Evening sales a – e si avverte quindi meglio il polso vero del mercato…oggi non particolarmente sano), con oltre il 20% di invenduti che si assommano a parecchi “ritiri strategici” prima dell’avvio Sessione, non di meno è da segnalare uno splendido Ernie Barnes del 1972, aggiudicato al prezzo non certo straordinario 400 mila Dollari: non è ancora arrivato alle quotazioni che gli competono, comunque un bel salto l’ha fatto, negli ultimi tempi, questo fenomenale pittore figurativo d’azione! Bravi a coloro i quali lo hanno tirato fuori dalla naftalina dopo decenni.
Ovviamente eravamo sempre nell’ambito del bid irrevocabile a garanzia, in ogni caso sono 20 i milioni di Dollari (terza prestazione di sempre per l’Artista) realizzati per l’attesissima, iconica, “La fine di Dio” di Lucio Fontana venduta a New York il 15 Novembre da Sotheby’s nell’ambito delle Sessioni di Arte Contemporanea (via Evening sale, 250 milioni di incasso e The Now Evening sale, 55 milioni). Metà degli incassi della Sessione principale sono stati fatti su 5 quadri: il suddetto Fontana, un significativo Basquiat (42 milioni), un monumentale Abstrakte bilde di Richter (32), un importante Mitchell (27 milioni) e uno storico labirinto di Frank Stella (18 milioni). Fra le seconde linee, da segnalare Barkley Hendriks che con oltre 8 milioni per un suo lavoro molto bello si permette di battere niente meno che Diebenkhorn. La Sessione “The Now” ha invece visto 3 quadri battuti fra i 10 e gli 11 milioni portare a casa oltre il 60% degli incassi, capolavori realizzati da Jenny Seville, Julie Mahretu e Kenny James Marshall.

Chiude al 71% la percentuale dei lotti garantiti da terze parti nelle recenti, in netto calo a livello complessivo rispetto all’anno passato di un miliardo di Dollari, Sessioni serali (20% in quelle meno importanti diurne) newyorkesi, come dimostrano i dati emessi dalla mia amica Christine Bourron, Ceo e fondatrice Pi-eX, leader nella fornitura di dati sull’Art Market globale.

A questo punto a cosa serve organizzare l’ambaradan complesso e costoso di un’asta se 3/4 del catalogo è già venduto privatamente? End of the game?
Paolo Turati

Contact to Listing Owner

Captcha Code