Una generazione a immagine e somiglianza di TikTok

Stiamo addestrando un’intera generazione a non chiamare le cose con il loro nome. È questo ciò che sta succedendo secondo un recente servizio del Washington Post, da quando TikTok, la App che con troppa faciloneria avevamo valutato come un’innocua moda passeggera, in pochissimi anni è diventata “uno dei colossi più importanti, discussi, temuti, tecnicamente sofisticati e geopoliticamente complessi di Internet. Un fenomeno che possiede una presa impareggiabile sulla cultura e sulla vita di tutti i giorni, e che ha aggravato il conflitto tra le più grandi superpotenze del mondo”.

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TikTok: la straordinaria crescita del numero degli utenti

“Il suo predominio – scrive il quotidiano statunitense – è indiscutibile: l’anno scorso il sito di TikTok è stato visitato più spesso di Google. Nessuna app ha superato più velocemente il miliardo di utenti, e di questi più di 100 milioni si trovano negli Stati Uniti (circa un terzo degli abitanti del Paese). L’utente americano medio guarda TikTok per 80 minuti al giorno, più del tempo che trascorre su Facebook e Instagram messi insieme”.

“Ben più che una semplice moda del momento – prosegue – TikTok ha fatto esplodere il concetto stesso di social network. La Silicon Valley aveva insegnato al mondo una modalità di relazioni online basata su interessi e amicizie scelti personalmente. A TikTok questo non interessa. TikTok offre una serie infinita di video selezionati dal suo algoritmo, e apprende i gusti dell’utente attraverso ogni secondo che guarda, si ferma o scorre”.

Non siamo noi a dire a TikTok cosa vogliamo vedere, insomma, ma è lui che lo dice a noi. Abbie Richards, una ricercatrice che studia la disinformazione su TikTok, dove ha mezzo milione di follower, evidenzia come la piattaforma stia plasmando il modo in cui un’intera generazione impara a percepire il mondo.

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La grande influenza culturale di TikTok

“L’influenza culturale di TikTok su una nuova generazione di media ha generato alcuni sorprendenti effetti a catena. I video virali di persone che consigliano i loro libri preferiti, molti dei quali con l’hashtag #BookTok (78 miliardi di visualizzazioni) hanno contribuito a rendere il 2021 uno degli anni più redditizi per l’industria editoriale. Secondo i dati di NPD BookScan, che tiene traccia delle vendite in 16mila negozi degli Stati Uniti, i libri dell’autrice Colleen Hoover, la più grande star di BookTok, quest’anno hanno venduto più copie della Bibbia”.

Nel frattempo, sottolinea il quotidiano americano, le maggiori piattaforme innovative si reinventano a immagine di TikTok, non solo sviluppando imitazioni dei video brevi (i Reel di Meta, gli Short di YouTube) ma rimpiazzando reti di amici e famiglie con feed di estranei che inseguono la gloria virale. Il modello di TikTok potrebbe presto plasmare l’intera internet.

Di sicuro sta già plasmando le abitudini delle persone attratte dalla capacità della App di rendere virale chiunque da un giorno all’altro, e di conseguenza dalla possibilità di conquistare con pochi sforzi quel un tempo si chiamava “posto al sole”.

Dunque, per evitare che l’enigmatico meccanismo di TikTok penalizzi il desiderio di attenzione virale degli utenti, questi hanno già cambiato il modo di parlare e comportarsi evitando di pronunciare tutte quelle parole, come la parola «morte», che potrebbero limitarne la diffusione. L’ovvia conseguenza è una mistificazione della realtà e delle cose del mondo che rischiano di sparire perché non dette o dette con altri termini. E se consideriamo che questa moltitudine di persone trova tutto ciò di cui abbisogna proprio su TikTok, possiamo farci un’idea della portata reale del rischio.

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