Il rapporto con gli animali è parte della vita dell’Uomo. Noi siamo integrati nell’ambiente e con tutto ciò che è intorno a noi.
Gli animali hanno sempre rappresentato per l’Uomo un contatto e hanno costituito un rapporto, una dimensione di praticità e di scambio. Mi spiego meglio: pensiamo al sostentamento, l’Uomo attinge da sempre dall’energia dell’animale, ne mangia le carni, lo alleva, lo nutre; nei rapporti con animali da affezione ci convive, trasmette sensazioni d’amore, c’é uno scambio di affetto, spesso, anche profondo e sincero, insomma l’animale ha sempre rappresentato per l’Uomo un elemento di contatto con la natura e ne trasporta l’energia della natura stessa.
Questo non avviene al contrario, infatti l’animale vive in natura e non ha bisogno dell’Uomo per vivere, anzi quando vive allo stato brado o selvaggio, nella stragrande maggioranza dei casi vive proprio lontano dal rapporto e contatto con l’Uomo.
Poniamoci allora la domanda se l’uomo può vivere senza il contatto con gli animali. Assolutamente no, e questo per motivi alimentari, utilitaristici e infine, ma non ultimo, per motivi di affettività e compagnia.
Nell’animale poi ritroviamo canoni di bellezza unici, puri, incondizionati, spontanei, non costruiti. Ritroviamo amore e rapporto, dialogo attraverso altre modalità che sono di studio e di ricerca, ritroviamo scambio.
Per i bambini il rapporto con gli animali nei primi anni di vita è consigliabile perché avviene su basi gestuali, su azione, su dimostrazione, si trasmette coi sensi e con il pensiero, con gli sguardi, con il movimento e l’azione; si apprende molto da un animale da affezione proprio dall’azione e dalla gestualità, dall’osservazione, e per il bambino tutto ciò sviluppa sensibilità e capacità di contatto e dialogo, comprensione.
Lo scambio tra Uomo e animale, se non si pone esclusivamente sotto l’aspetto di rapporto utilitaristico e di servizio, strumentale a qualche finalità di sfruttamento o speculativa, è sempre positivo se non addirittura terapeutico. In campagna, in città, ovunque, con gli anziani e con i bambini, è assolutamente da consigliare il contatto con un animale per la possibilità di alimentare aspetti dell’attenzione e della sensibilità che altrimenti non avrebbero possibilità di stimolo (quantomeno non con la stessa possibilità di frequenza con cui si aziona stando vicino ad un animale).
L’animale è in se vita, sempre.
Ogni animale infatti combatte per la vita e nasce per la gioia di vivere. E azione, sempre, e quando cede il passo al più forte il suo dono diventa sacrificio, rientra nella legge di natura e accetta la morte, dopo la lotta, come fatto della vita e non con rassegnazione ma oserei dire quasi come come offerta, con dignità.
L’animale è dotato di frequenze pratiche molto alte perché è un essere puro, non costruito, non istruito dalla cultura del sapere tradizionale di cui l’Uomo ha infarcito la propria condotta ma, l’animale, è guidato dall’istinto della natura, dagli elementi del creato, dalla fisiologia e dalla organica, dalla dimensione biologica e funzionale alla vita, dall’esperienza, dalla genetica.
L’animale non ha coscienza ma ha una percezione dello stato delle cose assolutamente formidabile che nel rapporto con l’essere umano lo pone superiore all’Uomo stesso. E’ importante prendere atto dell’importanza dell’animale per l’Uomo affinché questi possa ricostruire un rapporto di grande rispetto ed empatia con il genere animale dato che ne avrebbe solo da guadagnare.
Da “I colloqui con Andrea” di Vittorio Spampinato – presso lo Studio Andrea Penna – Preganziol, marzo 2021