Lo sguardo

E’ l’esperienza visiva a metterci in contatto col mondo, quando è la voce, il tatto a sostituire lo sguardo in chi è privato della vista.  Per il bambino sarà lo sguardo di serenità, di desiderio della madre a favorire la sua identità e la sua autostima.

Tutti i rapporti sociali sono legati allo sguardo che diviene strumento di comunicazione, né possiamo eliminare la prima impressione.  Lo sguardo di chi sta davanti a noi in treno, più vicino ancora in ascensore. La nostra corporeità non può restare disgiunta dalla nostra essenza interiore, intellettuale, morale, culturale.

Gli altri ci vedono come noi non possiamo e non potremo mai vederci.

Essere guardati è un pò come essere privati della libertà, non possiamo impedire che gli altri ci guardino e possano scoprire qualcosa che va oltre l’aspetto fisico. La nostra fisicità non può restare disgiunta dalla nostra essenza interiore, intellettuale.

L’ altro che ci guarda ci fa oggetto della sua coscienza, io divento oggetto dell’altro e l’altro diviene oggetto del mio sguardo, come Jean Paul Sarte aveva teorizzato. Lo sguardo è operazione di una vicendevole indagine, sospetto, curiosità.

Quando qualcuno ci guarda è, in qualche modo, anche il nostro essere interiore ad essere visto, guardato, giudicato. Inevitabilmente, in quel momento siamo vittima degli altri, ed è allora che lo sguardo è frutto non solo dell’occhio.

Eppure, nell’essere guardati c’è, spesso, la componente della fierezza, della vanità. I selfie spopolano su Facebook e Instagram, una Chiara Ferragni guadagna per essere oggetto di sguardi, profili di donne in stato di gravidanza viaggiano in rete. L’incontro tra due persone ha come matrice il presentarsi nudi, in non so quale programma televisivo.

Il privato diventa pubblico. Archiviato Orwell, a vigilare è lo sguardo del Grande Fratello TV. La vita di molti come in un perenne, consapevole, Truman show.

4 aprile 2021

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