Nella mia pratica di costellazioni, ormai sono arrivato a condurne un numero considerevole, tra quelle svolte in gruppo e quelle svolte individualmente, ci sono sempre delle costanti nei temi tendono a ripetersi nella vita delle persone.
Delle modalità, in cui molte persone si “specializzano” nel creare, e mantenere, determinati problemi.
Trattandosi di modalità automatiche, spesso inconsapevoli, vengono agite dalla persona senza esserne coscienti. Diventano una sorta di “normalità” che fa parte delle abitudini della persona.
Compito del Costellatore è riconoscere l’automatismo e, a sua volta, farlo riconoscere al costellato in modo che possa comprendere come tende a finire in quel circolo vizioso. Il passo successivo, sarà far riconoscere i segnali connessi ai pensieri, agli stati d’animo e alle sensazioni che accompagnano il ripetersi del problema, in modo da poter spezzare proprio questo circolo vizioso.
Dicevo che alcune dinamiche sono ripetitive.
Si tratta spesso di dinamiche accadute nella prima infanzia, che hanno creato ferite profonde nella persona.
Ricordiamoci che agli occhi di un bambino, anche uno sguardo o una parola non detta possono essere “traumatizzanti”, non importa che ci siano violenze, i bambini sono molto sensibili e, soprattutto, sono in grado di cogliere sfumature che per gli adulti sono insignificanti, e di rimanere feriti proprio a causa del vissuto relativo a quell’esperienza.
Una ferita dell’infanzia spesso “congela” il bambino e la sua energia. E sappiamo bene che quando congeliamo qualcosa, questa si conserva immutata nel tempo senza trasformarsi minimamente, come se il tempo non fosse passato.
Una parte del bambino si congela, lì, in quell’evento che lo ha traumatizzato.
Può trattarsi della mamma che non da’ sufficienti attenzioni, di un momento di scontro o di litigio che lo vede protagonista o semplice spettatore, di un pianto non ascoltato, di un bisogno anche piccolo non soddisfatto.
Il bambino si “congela” lì.
Quindi anche se la sua età biologica continua ad andare avanti, l’età emotiva, rispetto a quell’evento che gli ricorda, inconsapevolmente, quel vissuto, non muta. Rimane esattamente uguale a quella del momento in cui è accaduto originariamente.
Così il trentenne, quarantenne, cinquantenne, reagisce a una certa situazione come un bambino piccolo in un corpo di adulto.
Quando questo accade, si tratta di una vera e propria regressione di cui la persona non si rende conto. La considera la sua normalità.
Alle volte basta la semplice domanda, perché la persona si risvegli dal sonno ipnotico: “quanti anni hai?”.
Se la persona è in contatto con sé stessa, riesce facilmente a rispondere quanti anni si sente, emotivamente, mentre accade la scena che sta vivendo. Questo permette di creare le premesse per poter uscire dalla situazione ipnotica e riappropriarsi delle possibilità da adulto sul piano emozionale.
Una volta recuperate, sarà in grado di riconoscere lo schema, ed eventualmente fare ulteriori passaggi per andare oltre, per trasformare quello schema così limitante.